Perché, alle porte dei dieci anni di Casale500, abbiamo deciso di aprire questo quaderno
Tempo di lettura: Lettino & Ombrellone
Tra qualche mese, nell’aprile del 2027, Casale500 compirà dieci anni.
Quando ci siamo resi conto che questo anniversario era ormai così vicino, abbiamo iniziato quasi spontaneamente a guardarci indietro. Dieci anni sono abbastanza per accorgersi di quanta strada sia stata percorsa, ma anche per ricordare con una certa nitidezza il punto da cui si era partiti. Sono fatti di stagioni che sembravano non finire mai, di giornate iniziate presto e terminate quando ormai tutti erano andati via, di decisioni prese in pochi minuti e di progetti ai quali abbiamo lavorato per mesi.
Soprattutto, però, questi dieci anni sono fatti di persone.
Abbiamo incontrato sposi che parlavano contemporaneamente perché avevano troppe idee da raccontare e altri che, durante il primo appuntamento, si cercavano con lo sguardo prima di dare ogni risposta. Abbiamo conosciuto famiglie rumorose, mamme molto presenti, papà apparentemente distaccati che il giorno del matrimonio non riuscivano a trattenere le lacrime, amici capaci di trasformare una festa e nonni che, senza saperlo, sono diventati i protagonisti di alcune delle fotografie più belle.
Ogni coppia è entrata da quel cancello portando con sé una storia diversa. E ogni storia, quando tutto è finito, ha lasciato qualcosa anche a noi.
Non ce ne siamo accorti immediatamente. È successo poco alla volta, tornando a casa dopo un evento e ripensando a una frase ascoltata durante la giornata, a un piccolo imprevisto risolto senza che gli sposi se ne accorgessero, a uno sguardo intravisto pochi minuti prima dell’inizio della cerimonia. Alcuni episodi sono rimasti nei nostri racconti per anni, altri sono diventati battute che continuiamo a ripetere tra di noi, mentre certi momenti, ancora oggi, riescono a commuoverci come la prima volta.
Così abbiamo capito che, senza averlo mai scritto davvero, in questi anni avevamo riempito un diario invisibile.
Non un diario fatto di date, menù, preventivi o allestimenti, ma un quaderno composto da osservazioni, storie, paure, risate e piccoli insegnamenti raccolti vivendo i matrimoni da un punto di vista particolare: quello di chi li accompagna dall’idea iniziale fino al giorno in cui tutto ciò che è stato immaginato prende finalmente vita.
Alle porte dei dieci anni di Casale500 abbiamo quindi pensato di aprire quel quaderno e di portarvi con noi nel nostro mondo, lasciandovi leggere, una alla volta, alcune pagine del nostro diario di bordo.
Non lo facciamo per raccontarvi quanto siamo bravi o per mostrarvi soltanto la parte più bella e fotografabile del nostro lavoro. Quella è certamente una parte importante, ma non è l’unica e forse non è nemmeno la più interessante. Dietro una tavola perfettamente apparecchiata, una cerimonia al tramonto o un taglio della torta riuscito esattamente come era stato immaginato, esiste infatti un mondo fatto di ascolto, organizzazione, emozioni, decisioni, persone da coordinare e imprevisti da gestire con discrezione.
È soprattutto lì, dietro ciò che si vede, che abbiamo imparato le cose più importanti.
Abbiamo imparato che ogni coppia arriva al matrimonio portando con sé una certa dose di ansia e che non sempre è possibile, né probabilmente giusto, eliminarla completamente. Un po’ di agitazione appartiene alla bellezza di quello che sta per accadere. Dovrebbe però assomigliare all’euforia, non diventare un disagio capace di togliere il sonno o di trasformare i preparativi in una corsa piena di tensione.
Durante gli appuntamenti ripetiamo spesso che il matrimonio è una festa e che, come tale, deve essere vissuto. Quella giornata passerà molto più velocemente di quanto gli sposi riescano a immaginare, ma se il percorso per arrivarci sarà stato piacevole, se avranno utilizzato i preparativi anche come occasione per ritagliarsi del tempo insieme, allora il ricordo non sarà legato soltanto a poche ore. Comprenderà i mesi precedenti, le decisioni prese davanti a una cena, le domeniche trascorse a scegliere, le risate nate da un’idea improbabile e perfino qualche discussione che, col tempo, diventerà parte della storia.
Eppure ci capita spesso di incontrare coppie così concentrate sulla riuscita dell’evento da dimenticare di vivere ciò che lo precede.
Le paure, in fondo, si assomigliano quasi sempre. Gli ospiti si annoieranno? Il cibo sarà sufficiente? Qualcuno potrebbe dire che si è mangiato poco o male? I fiori costano troppo? Abbiamo previsto abbastanza intrattenimento? Dovremmo aggiungere ancora qualcosa?
Sono preoccupazioni comprensibili, anche perché oggi il matrimonio viene continuamente mostrato, confrontato e giudicato. Scorrendo i social sembra che ogni festa debba contenere qualcosa di mai visto prima e che gli ospiti debbano essere intrattenuti senza interruzione dal loro arrivo fino all’ultimo ballo. La conseguenza è che, nel tentativo di non lasciare nemmeno cinque minuti vuoti, a volte si finisce per costruire un programma che somiglia più a una missione organizzata che a una festa.
Abbiamo visto wedding bag preparate con una tale precisione da poter accompagnare gli invitati durante una spedizione: fazzoletti, ventagli, gel per sistemare i capelli, cerotti, Compeed per le vesciche, assorbenti, mini deodoranti, spazzolini da viaggio e filo interdentale. Ogni oggetto nasce da un pensiero premuroso e non c’è certamente nulla di sbagliato nel voler far trovare agli ospiti qualcosa di utile, ma qualche volta viene da chiedersi se non stiamo preparando le persone ad affrontare un’emergenza invece che a partecipare a un matrimonio.
Poi comincia l’aperitivo, che in alcuni casi richiede una capacità organizzativa non indifferente. Bisogna leggere il giornale degli sposi, ricostruire la loro storia attraverso una timeline, risolvere il cruciverba personalizzato, ascoltare le istruzioni del guest book vocale, aspettare il segnale acustico e lasciare un messaggio. Subito dopo è il momento della Polaroid: occorre scattare la fotografia, aspettare che si sviluppi, incollarla nell’album e aggiungere una dedica. A pochi passi si trova l’albero della vita, sul quale lasciare l’impronta del dito, mentre più avanti c’è il corner dei tatuaggi temporanei con il volto degli sposi, nel caso qualcuno abbia sempre desiderato trascorrere la serata con la faccia degli amici stampata sull’avambraccio.
Quando sembra che il percorso sia terminato, compare il gratta e vinci personalizzato, dove spesso il premio consiste in una prova da affrontare davanti a tutti. Nel frattempo stanno passando gli antipasti, ma una parte degli invitati deve ancora terminare il quiz, registrare il messaggio vocale e capire dove abbia lasciato la Polaroid.
A quel punto l’aperitivo rischia di non essere più un momento nel quale mangiare, bere e chiacchierare, ma un piccolo lavoro.
Durante la cena potrebbe poi comparire un tamburello da suonare tra una portata e l’altra, mentre dopo il taglio della torta arrivano tubi luminosi, bracciali, collane a LED e stelline da accendere durante il primo ballo. Ogni idea, presa singolarmente, può essere divertente e avere un significato per la coppia. Il punto non è eliminare i corner, le attività o i piccoli regali, ma scegliere ciò che rappresenta davvero gli sposi, senza sentirsi obbligati a riempire ogni spazio soltanto per paura che qualcuno possa annoiarsi.
In questi anni abbiamo osservato che gli invitati non hanno bisogno di essere continuamente occupati. Hanno bisogno di sentirsi accolti, di mangiare bene, di stare comodi e di percepire un’atmosfera serena. Vengono per ritrovare persone che magari non vedono da tempo, per brindare, raccontarsi qualcosa, ridere e partecipare a una giornata importante per qualcuno a cui vogliono bene.
Molti dei momenti più belli ai quali abbiamo assistito non erano previsti da nessun programma. Sono nati quando due persone si sono incontrate per caso davanti a un buffet, quando un gruppo di amici ha ricominciato a raccontare vecchi episodi, quando un nonno ha improvvisato un ballo oppure quando gli sposi, finalmente liberi da ogni preoccupazione, si sono fermati a guardare ciò che stava accadendo intorno a loro.
La spontaneità ha bisogno di un po’ di spazio per esistere.
Questo diario nasce anche dalla volontà di restituire quel respiro ai preparativi. Non vogliamo insegnare a nessuno come debba essere organizzato un matrimonio, né offrire formule universali, perché dopo dieci anni siamo sempre più convinti che non esista una soluzione valida per tutti. Esistono coppie diverse, priorità diverse e modi diversi di vivere la festa.
Nelle prossime pagine racconteremo quindi ciò che abbiamo visto e ciò che continuiamo a imparare.
Parleremo delle domande che ritornano durante quasi tutti gli appuntamenti, delle paure che spesso diventano più grandi del necessario e di alcune convinzioni che, alla prova dei fatti, si rivelano molto diverse dalla realtà. Racconteremo episodi veri, proteggendo naturalmente l’identità delle persone, ma cercando di conservare l’autenticità di quello che è accaduto.
Racconteremo dello sposo che, pochi minuti prima della cerimonia, cercava di controllare il respiro e l’emozione perché desiderava attraversare la navata sulle proprie gambe. Per lui quel percorso non era soltanto il modo di raggiungere la persona che stava per sposare, ma un traguardo al quale non voleva rinunciare.
Ricorderemo la prima coppia protagonista di un matrimonio a sorpresa e lo sposo che ha perso i sensi proprio durante la cerimonia. Gli amici, abituati alla scena e certi che si sarebbe ripreso, si sono messi a scattare fotografie accanto a lui mentre era disteso con le gambe sollevate. Anche quello, con il tempo, è diventato parte del racconto di quella giornata: un episodio assurdo, affettuoso e profondamente loro.
Parleremo anche della sposa che, già pronta per uscire e raggiungere la chiesa, ricevette la telefonata del futuro marito, risultato positivo al Covid proprio quella mattina. Il matrimonio non si sarebbe celebrato e la telefonata successiva arrivò a noi, tra le lacrime. In quel momento il nostro lavoro non aveva nulla a che fare con un menù, una sala o un programma da modificare. Consisteva semplicemente nel rimanere al telefono, ascoltarla, consolarla e provare, per quanto fosse possibile, a strapparle persino un piccolo sorriso.
Sono situazioni molto diverse, ma spiegano perché, dopo dieci anni, continuiamo a pensare che questo mestiere non significhi soltanto vendere o organizzare un evento. Significa sostenere una coppia, provare a comprenderne i desideri, accompagnarla nelle decisioni e assumersi la responsabilità di coordinare tutto ciò che deve funzionare affinché, il giorno del matrimonio, gli sposi possano smettere di controllare e iniziare finalmente a vivere.
Il coordinamento è uno degli aspetti più sottovalutati proprio perché, quando viene svolto bene, quasi non si vede. Eppure basta che ogni fornitore inizi a muoversi in autonomia, pensando soltanto alle proprie esigenze, perché i tempi si confondano e gli invitati vengano spostati da una parte all’altra senza un motivo. Anche il fotografo più bravo ha bisogno di inserirsi all’interno di una regia comune, perché il suo compito è raccontare ciò che accade, non modificare continuamente l’andamento della giornata per ottenere uno scatto.
L’organizzazione perfetta, per noi, è quella di cui gli sposi non si accorgono nemmeno.
È fatta di persone che comunicano tra loro, di cambiamenti gestiti prima che diventino problemi e di decisioni prese con discrezione. Non deve occupare la scena, perché il suo compito è esattamente il contrario: permettere alla scena di svolgersi in modo naturale.
Forse è questa una delle cose più importanti che cercheremo di raccontare attraverso il nostro diario: dietro la leggerezza di una festa esiste sempre un lavoro molto concreto, ma quel lavoro ha davvero valore soltanto quando consente alle persone di essere presenti nel momento che stanno vivendo.
Troverete quindi pagine serie e altre più ironiche. Alcune nasceranno da una cerimonia che ci ha emozionato, altre da una situazione che ci ha fatto ridere per giorni. Ci saranno riflessioni sul rapporto con gli ospiti, sul cibo, sui fiori, sulle mode, sul budget e sulle tante decisioni invisibili che incidono molto più di un effetto speciale.
Non vi promettiamo il racconto del matrimonio perfetto, perché dopo centinaia di eventi non lo abbiamo ancora incontrato e, a dire la verità, non siamo nemmeno sicuri di volerlo trovare. La perfezione è immobile, mentre le feste più belle che ricordiamo erano vive, un po’ imprevedibili e profondamente legate alle persone che le avevano immaginate.
Vi promettiamo invece uno sguardo vero, concreto, ironico quando serve e sempre rispettoso delle emozioni che accompagnano questo percorso.
Abbiamo deciso di aprire questo quaderno perché, alle porte dei dieci anni di Casale500, ci siamo accorti che le storie raccolte lungo il cammino erano diventate troppe per restare soltanto nei nostri ricordi. Alcune potrebbero aiutarvi a prendere una decisione, altre forse vi faranno riconoscere una paura che pensavate appartenesse soltanto a voi. Qualcuna vi farà sorridere e, speriamo, vi ricorderà di utilizzare i preparativi anche come una buona scusa per ritagliarvi tempo come coppia.
La giornata del matrimonio volerà, questo possiamo dirvelo con certezza. Se però vi sarete divertiti anche mentre la stavate costruendo, se il percorso non sarà stato soltanto una lista di cose da fare ma una parte della vostra storia, allora il ricordo durerà molto più a lungo.
È da qui che comincia il nostro diario di bordo.
Non dal matrimonio perfetto, ma da tutto ciò che abbiamo imparato vivendo quelli veri.






